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	<title>Paolo Merlini</title>
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	<description>ESPERTO DI VIE  TRAVERSE</description>
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		<title>TRENTO FILM FESTIVAL</title>
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		<pubDate>Thu, 10 May 2012 21:06:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Emozioni tra le pagine, l&#8217;arte del viaggiare lento.  Paolo Merlini ci guida in questo nuovo modo di viaggiare, selezionando i percorsi più significativi, descrivendo le autolinee più efficienti lungo itinerari suggestivi, portandoci per mano alla scoperta di un&#8217;altra Italia, da attraversare senza fretta. Viaggio lento si sa, è sinonimo di viaggio virtuoso. Sfortunatamente però, il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="text_content">
<h1>Emozioni tra le pagine, l&#8217;arte del viaggiare lento.  <a href="http://www.paolomerlini.com/wp-content/uploads/2012/05/2.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-1612" title="2" src="http://www.paolomerlini.com/wp-content/uploads/2012/05/2-180x180.jpg" alt="" width="180" height="180" /></a></h1>
<div id="text_content"><em>Paolo Merlini ci guida in questo nuovo modo di viaggiare, selezionando i percorsi più significativi, descrivendo le autolinee più efficienti lungo itinerari suggestivi, portandoci per mano alla scoperta di un&#8217;altra Italia, da attraversare senza fretta.</em></div>
<p><em><span id="more-1611"></span></em>Viaggio lento si sa, è sinonimo di viaggio virtuoso. Sfortunatamente però, il viaggio lento è associato, nell’immaginario collettivo, anche al viaggio faticoso. Come fa a concedersi il lusso della lentezza chi non ha dimestichezza col cicloturismo oppure chi suda al solo pronunciare le parole “a piedi”? Un’idea semplice e “rivoluzionaria” è quella di viaggiare utilizzando i trasporti pubblici locali. Paolo Merlini da anni pratica e racconta questo “uso improprio” dei servizi di mobilità pubblica ed è convinto che costituiscano il giusto equilibrio tra lentezza e comodità. Ha infatti avuto modo di saggiare il servizio delle autolinee locali e constatando l’eccellenza di molte aziende di trasporto pubblico e l’affidabilità degli autisti, spesso molto disponibili e fonti inesauribili di informazioni sul territorio. Ogni giorno migliaia di autobus tessono una capillare rete di linee extraurbane che penetrano nel profondo della provincia italiana solcando, a velocità moderata, le belle strade della Penisola archetipo (ammodernato) della viabilità nazionale. Basta scegliere una meta e informarsi sugli orari delle autolinee che servono la zona. Con biglietti di pochi euro, comodamente seduti a quasi due metri di altezza, si può godere del lungometraggio della “<strong>Bella Italia</strong>” che scorre lento fuori dal finestrino. Con i bus di linea si attraversa un territorio in maniera economica, ecologica, virtuosa e il più possibile rispettosa degli abitanti che poi sono anche gli occasionali compagni di viaggio sempre prodighi di suggerimenti. È una forma di viaggio che si può praticare dai dodici ai novant’anni senza essere accompagnati dai genitori.<br />
<a href="http://www.paolomerlini.com/wp-content/uploads/2012/05/4.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1613" title="4" src="http://www.paolomerlini.com/wp-content/uploads/2012/05/4-180x180.jpg" alt="" width="180" height="180" /></a></p>
<p><strong> Eddy Cattaneo</strong> dialoga con l&#8217;autore.</p>
<p><strong>Paolo Merlini.</strong> <em>Classe 1968,  risiede a San Benedetto del Tronto dove lavora nella piccola azienda tessile di famiglia. Dall’adolescenza coltiva la passione per i viaggi lenti e da anni ha iniziato una ricerca sul sistema dei trasporti pubblici locali italiani. Nel 2008 ha iniziato a condividere in rete i risultati della sua ricerca scrivendo per alcune testate telematiche e sul sito del Movimento per la Decrescita Felice. Questo gli è valso l’appellativo di “esperto di vie traverse”. Tutti i giovedì mattina parla di narrativa di viaggio (ma non solo) a EcoRadio, all’interno del programma “La centesima scimmia” di Marco Morosino.</em></p>
</div>
<p><img src="http://www.trentofestival.it/res/img/icone/v-black.gif" alt="" /> <span style="color: #cc9900;">DATA DELL&#8217;INCONTRO</span><br />
&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;.<br />
05/05/2012 alle ore 19:00<br />
<em>Sala Conferenze della Fondazione Cassa di Risparmio   <a href="http://www.paolomerlini.com/wp-content/uploads/2012/05/62.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1625" title="6" src="http://www.paolomerlini.com/wp-content/uploads/2012/05/62.jpg" alt="" /></a><br />
di Trento e Rovereto, Via Garibaldi, 33</em><br />
&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;.</p>
<p><a href="http://www.paolomerlini.com/wp-content/uploads/2012/05/3.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1614" title="3" src="http://www.paolomerlini.com/wp-content/uploads/2012/05/3-180x180.jpg" alt="" width="180" height="180" /></a><a href="http://www.paolomerlini.com/wp-content/uploads/2012/05/5.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1619" title="5" src="http://www.paolomerlini.com/wp-content/uploads/2012/05/5-180x180.jpg" alt="" width="180" height="180" /></a></p>
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		<title>Going to Cirò, elogio dei bus notturni</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Apr 2012 19:33:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Parto subito. Organizzo il meno possibile, non mi piace, si perde l’effetto sorpresa, pensare troppo a un tragitto ti lascia la sensazione di averlo in parte già vissuto. Di solito decido solo la prima meta e poi il resto capita.&#8221; Eddy Cattaneo &#8211; Il mondo via terra Lunedì 12 dicembre 2011 verrà ricordato da tutti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>&#8220;Parto subito. Organizzo il meno possibile, non mi piace, si perde l’effetto sorpresa, pensare troppo a un tragitto ti lascia la sensazione di averlo in parte già vissuto. Di solito decido solo la prima meta e poi il resto capita.&#8221; </em>Eddy Cattaneo &#8211; Il mondo via terra</p>
<p>Lunedì 12 dicembre 2011 verrà ricordato da tutti gli amanti dei treni come un die funesto. È entrato in vigore il nuovo orario ferroviario di Trenitalia.<a href="http://www.paolomerlini.com/wp-content/uploads/2012/04/trenitalia_taglio_treni.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-1558" title="trenitalia_taglio_treni" src="http://www.paolomerlini.com/wp-content/uploads/2012/04/trenitalia_taglio_treni-180x180.jpg" alt="" width="180" height="180" /></a><span id="more-1557"></span>In estrema sintesi: sono aumentati di numero i costosi treni ad alta velocità, è stata ritoccata più o meno &#8216;chirurgicamente&#8217; al ribasso la frequenza dei <strong>treni</strong> regionali e sono stati cancellati quasi tutti i treni notturni. Diciamolo ora che sono quasi estinti: non è che i treni notturni fossero il fiore all’occhiello di <em>Trenitalia</em>, erano sporchi, brutti e cattivi. Avevano però il pregio di essere economici e in una nazione lunga più di 1.300 chilometri, facevano risparmiare tempo ai viaggiatori. Il fatto che il servizio fosse scadente non deve giustificare <strong><em>Trenitalia</em></strong> per la cancellazione di questi convogli. Io prendevo i treni notturni e posso assicurare che trasportavano le fasce economicamente più deboli dei nostri connazionali, quelli per i quali faceva da differenza se il biglietto Torino-Lecce costava (per esempio) cinquanta euro o cento.<br />
Ho l’impressione che Moretti (che imprenditorialmente, come più volte ho dichiarato, stimo) abbia buttato via il bambino con l’acqua sporca. Non tutti i cittadini si possono permettere i costosi Freccia Rossa… e allora che fare? Di sicuro protestare e sperare che un governo che ha a cuore gli interessi dei governati imponga a Trenitalia e ai concorrenti che verranno (per esempio la NTV di Della Valle e Montezemolo) di ripristinare il <strong>servizio notturno</strong> (e di migliorare quello regionale).<br />
Ma nel frattempo? Sappiamo che chi di speranza (e di protesta) vive disperato muore… La soluzione che suggerisco è quella degli <strong>autobus notturni</strong>. Sono decine i pullman di linea che nottetempo salgono e scendono per la penisola e di questi vi racconterò partendo da subito.<a href="http://www.paolomerlini.com/wp-content/uploads/2012/04/paesaggio_autobus.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1562" title="paesaggio_autobus" src="http://www.paolomerlini.com/wp-content/uploads/2012/04/paesaggio_autobus-180x180.jpg" alt="" width="180" height="180" /></a><br />
Autostazione Tiburtina, ore 23.00 di un tranquillo martedì d’inverno. Parte il bus della <a href="http://ngs.simetspa.it/portale/" target="_blank"><em>Simet</em></a> per Cosenza ma io non sono <strong>a bordo</strong>. Bella azienda la <em>Simet</em>, quattro corse giornaliere Roma–Cosenza (andata e ritorno, tutti i giorni della settimana) di cui una notturna che lascia la Capitale alle 23.00 ed arriva all’autostazione di Cosenza (in pieno centro città) alle 5.30&#8230; può interessare! Ma io debbo andare a Cirò Marina (KR).<br />
Con il mio amico di sempre, Maurizio Silvestri, abbiamo appuntamento con “un vignaiolo di Dio” che vinifica il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Gaglioppo" target="_blank">gaglioppo</a> producendo <strong>vini naturali</strong> da uve biologiche. Bene, c’è il bus della <a href="http://www.autolineeromano.com/" target="_blank"><em>Romano Autolinee</em></a> che tutte le notti alle 23.00 lascia la Tiburtina alla volta di Crotone e alle 5.30 è a Cirò.<br />
No, il Mau ed io abbiamo in tasca un biglietto della <a href="http://www.iasautolinee.com/cms/" target="_blank"><em>IAS Autolinee</em></a>, un Roma–Ferramonti di Tarsia da 32 euro cad. acquistato alla biglietteria dell’autostazione Tiburtina. <strong>Cosenza</strong> è molto vicina a Tarsia e una coincidenza ci porterà per colazione al <a href="http://www.renzelli.com/" target="_blank">Gran Caffè Renzelli</a>, al centro storico. Il nostro bus proviene da Perugia, è nuovo fiammante, ultimo modello di Scania Irizar (a bordo c’è anche la toilette, naturalmente).<br />
Prendiamo posto. Guardo i miei assonnati occasionali <strong>compagni di viaggio</strong>: studenti, impiegati e qualche coppia di attempati coniugi magari di ritorno dalla visita ai figli universitari. Il bus, come ogni sera, attraversa la notte romana, rapido e come se fosse invisibile, lascia l’autostazione. Io metto gli auricolari e lascio che il mio lettore si sbizzarrisca nella sua funzione <em>random</em>.<a href="http://www.paolomerlini.com/wp-content/uploads/2012/04/paesaggio____viaggi.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-1565" title="paesaggio____viaggi" src="http://www.paolomerlini.com/wp-content/uploads/2012/04/paesaggio____viaggi-180x180.jpg" alt="" width="180" height="180" /></a><br />
Neanche a farlo apposta è <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Roberto_Goyeneche" target="_blank">Roberto Goyeneche</a> che con la sua voce di carta vetrata mi canta una provvidenziale <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Vuelvo_al_sur" target="_blank"><strong><em>Vuelvo al sur</em></strong></a>. Quale miglior viatico per un viaggio in Calabria se non le magiche parole di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Fernando_Solanas" target="_blank">Fernando Solanas</a> sulle note dello struggente bandoneon di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Astor_Piazzolla" target="_blank">Astor Piazzolla</a>.</p>
<p><center>                                                                  <em></em></center><center><em><br />
</em></center><center></center><center></center><em>Vuelvo al sur,</em></p>
<p><em>como se vuelve siempre al amor,</em></p>
<p><em>vuelvo a vos,</em></p>
<p><em>con mi deseo, con mi temor.</em></p>
<p>torno al sud</p>
<p>come si torna sempre all&#8217;amore</p>
<p>torno da te</p>
<p>con il mio desiderio, con la mia paura</p>
<p><em>Llevo el Sur,</em></p>
<p><em>como un destino del corazón,</em></p>
<p><em>soy del Sur,</em></p>
<p><em>como los aires del bandoneón.</em></p>
<p>porto il sud</p>
<p>come un destino del cuore</p>
<p>sono del sud</p>
<p>come le arie del bandoneon</p>
<p><em>Sueño el Sur,</em></p>
<p><em>inmensa luna, cielo al reves,</em></p>
<p><em>busco el Sur,</em></p>
<p><em>el tiempo abierto, y su después.</em></p>
<p>sogno il sud</p>
<p>luna immensa, cielo a rovescio</p>
<p>cerco il sud</p>
<p>il tempo aperto e il suo dopo</p>
<p><em>Quiero al Sur,</em></p>
<p><em>su buena gente, su dignidad,</em></p>
<p><em>siento el Sur,</em></p>
<p><em>como tu cuerpo en la intimidad.</em></p>
<p>amo il sud</p>
<p>la sua gente buona, la sua dignità</p>
<p>sento il sud</p>
<p>come il tuo corpo nell&#8217;intimità</p>
<p><em>Te quiero Sur,</em></p>
<p><em>Sur, te quiero.</em></p>
<p>ti amo sud</p>
<p>sud ti amo</p>
<p>Mi addormento dolcemente, sicuro di aver fatto la cosa giusta…<br />
Il mio bus farà 2 soste ma io quasi non me ne accorgerò. Nel dormiveglia sono troppo impegnato a sognare il <strong>sud del mondo</strong> e lì ritrovo l’emisfero meridionale che c’ho nel fondo dell’anima.<br />
Quanto amo le corriere notturne dove lo spirito mio risorge ogni volta a nuova vita… suona ancora bandoneon di Piazzolla…<br />
<a href="http://www.paolomerlini.com/wp-content/uploads/2012/04/vigna__.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-1569" title="vigna__" src="http://www.paolomerlini.com/wp-content/uploads/2012/04/vigna__-180x180.jpg" alt="" width="180" height="180" /></a>All’alba il <strong>bus</strong> ci fa scendere all’hotel Ferramonti di Tarsia che è fuori dall’omonimo casello dell’autostrada A3. L’autista ci avvisa che in pochi minuti arriverà la coincidenza per Cosenza che dista circa 25 minuti. C’è una luce tenue ed un freddo pungente. Sono fresco come una rosa e mi concentro sui particolari di questo posto dove arrivo per la prima volta. Di fronte al piazzale dei bus c’è un tunnel in mattoni che scopre una vecchia strada ferrata da decenni in stato d’abbandono. Alle spalle mi rincorre l’eco dell’autostrada mentre davanti è una processione di autobus (tanti della IAS) che transita di qui e si dirama per ogni dove.<br />
A giudicare dalla piccola bacheca aggrappata alla palina della fermata bus, mi trovo ad un vero crocevia della mobilità calabrese ma direi anche del sud Italia. Infatti, arriva il nostro bus che, diretto a Catania, ci lascia poco dopo all’autostazione di Cosenza in pieno centro. Colazione e passeggiata per <strong>Cosenza vecchia</strong>, poi il treno delle <a href="http://www.ferroviedellacalabria.it/" target="_blank">Ferrovie della Calabria</a> ci porta alla stazione di Trenitalia e cioè Cosenza Vaglio Lise che oggi sotto questo cielo azzurro mi sembra un po’ meno brutta di come la ricordavo. Un biglietto da 7 euro e 50 centesimi e saliamo sul regionale per Sibari da dove prendiamo la coincidenza per Cirò. Dolce è la discesa nella piana di Sibari. Colline coltivate, agrumeti e uliveti a perdita d’occhio.<br />
Dopo Sibari è il mare della <strong>Calabria</strong> a farmi compagnia. Ore 12.40 arriviamo a Cirò ed abbiamo tutto il tempo di verificare quello che già sapevamo e cioè che la fascia jonica è stata particolarmente vessata dal nuovo orario ferroviario. Fino all’11 dicembre 2011 c’erano, oltre ai treni notturni, anche gli Intercity che partivano da Crotone per risalire la penisola. Ora gli abitanti della Calabria Jonica debbono raggiungere Taranto con treni regionali e/o con autobus locali per poi salire sui treni per il nord, oppure passare per Lamezia. Si, ma da Crotone a Taranto sono circa quattro ore e mezza di autobus o di treno regionale ed oggi si debbono fare 3 cambi di treno…<br />
<a href="http://www.paolomerlini.com/wp-content/uploads/2012/04/fascia_jonica.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1571" title="fascia_jonica" src="http://www.paolomerlini.com/wp-content/uploads/2012/04/fascia_jonica-180x180.jpg" alt="" width="180" height="180" /></a>Ripeto, ho stima di Moretti, l’amministratore delegato di Trenitalia e ne avrò molta di più quando rimetterà in funzione almeno uno dei <strong>collegamenti diretti</strong> tra la costa jonica e il nord Italia. E che cavolo! Poteva fare la nuova stazione Tiburtina un po’ più piccola e lasciare un cencio di Intercity a lunga percorrenza ai calabresi… Ma Moretti o chi per lui si rende conto delle condizioni della <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Strada_statale_106_Jonica" target="_blank">S.S. Jonica</a>? La ferrovia in quest’angolo di stivale è una risorsa preziosa. Manco a farlo apposta, fuori della stazione di Cirò Marina, naturalmente non presidiata come tante altre della linea, ci sono i manifesti che denunciano lo <strong>scempio</strong> e la vessazione.<br />
Un manifesto sulla porta della stazione denuncia con forza:</p>
<p><center><strong><em><em>“Moretti taglia i treni della fascia jonica isolando il territorio:</em></em></strong><strong><br />
Con chi si è confrontato?</strong><strong>  Chi lo autorizzato?&#8230;</strong><strong><em>Vogliamo risposte certe, concrete e immediate”</em></strong></center>Cancellare un <strong>treno</strong> a lunga percorrenza da queste zone equivale a condannare migliaia di cittadini a sacrifici inauditi. Me ne frega poco che c’abbiamo l’alta velocità da Bari verso nord se poi la Calabria è abbandonata!<br />
Sono molto amareggiato e la bellezza di questi luoghi non riesce a mitigare il mio sconforto. Certo, ci sono le magiche, funzionali e confortevoli autolinee calabresi che fanno un eccellente servizio che va benissimo per quelli come me, ma penso alle fasce più deboli della cittadinanza, per esempio agli anziani che viaggiavano preferibilmente col treno, piuttosto che ai <strong>pendolari</strong> per ragioni di studio o di lavoro… Trenitalia, vergognati!<br />
A pochi passi dalla <strong>stazione di Cirò</strong> corre la Strada Statale 106, la jonica. È lì che viene a prenderci Francesco De Franco. Ci sorride felice sia perché, come scopriremo, ha il culto dell’ospitalità, sia perché vive un momento magico: da 3 mesi è nato Andrea, il primogenito. Dopo i convenevoli saliamo sulla sua auto. Mentre guida parla col Mau ed io sbircio la sua faccia dallo specchietto. Francesco è un uomo che guarda lontano. Non so perché, ma la luce dei suoi occhi mi da conforto annunciandomi un futuro migliore. Abita a mezza costa tra Cirò Marina e il borgo sulle alture. Una casa in campagna circondata da ulivi dalla quale si vede già <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Punta_Alice" target="_blank">Punta Alice</a>.<br />
Tre cani meticci ci vengono incontro. Varchiamo la soglia di casa e ci troviamo in un ambiente caldo e accogliente dove l’armonia è palpabile. Arriva Laura con Andrea in braccio… adesso, l’<strong>amore</strong> è palpabile. Laura, friulana fino al midollo è di San Daniele del Friuli. Undici anni fa ha conosciuto Francesco che all’epoca era uno stimato architetto calabrese in Romagna. Francesco, formatosi all’università di Firenze ha esercitato a San Marino.<br />
<a href="http://www.paolomerlini.com/wp-content/uploads/2012/04/bus_romano.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-1573" title="bus_romano" src="http://www.paolomerlini.com/wp-content/uploads/2012/04/bus_romano-180x180.jpg" alt="" width="180" height="180" /></a>Ci fa ridere Laura quando ci spiega che tutto sommato era un buon partito: un architetto! Ma quasi da subito, Francesco la mise a parte del suo progetto di fare il vino. Cioè, mollare tutto e diventare un vignaiolo. All’età di 35 anni Francesco lascia la professione e si iscrive all’università di enologia di Conegliano che frequenta per 3 anni. Poi compra una <strong>vigna</strong> che cura insieme alla vigna di famiglia. Francesco e Laura scendono a Cirò e fondano <a href="http://www.avitavini.blogspot.com/" target="_blank"><em>‘A Vita</em></a> con l’obiettivo di produrre vini naturali da uve biologiche.<br />
È solo l’inizio di questa <strong>magica storia</strong> che lo riporta a Cirò, un angolo di paradiso calabrese.<br />
Passiamo il pomeriggio in giro per le vigne e poi in cantina. Quindi a cena in paese a scoprire le peculiarità enogastronomiche calabresi. Viva Francesco, Laura e il piccolo Andrea!<br />
La mattina alle 6.30 è il <strong>magico bus</strong> delle <a href="http://www.autolineeromano.com/" target="_blank">Autolinee Romano</a> di Crotone ad accoglierci a bordo.<br />
Andiamo a <strong>Napoli</strong> dove l’arrivo è previsto per le 11.00. È la linea giornaliera Crotone &#8211; Salerno – Napoli. Fidatevi del consiglio: una volta nella vita prendete questo bus che risale la cordigliera della Calabria. Poi a Napoli c’è tutto il tempo di andare a mangiare una pizza a via dei Tribunali e i più smagati avranno già capito dove…<br />
“La storia ci racconta come finì la corsa” e cioè con uno dei bus della <a href="http://www.romamarchelinee.it/" target="_blank"><em>RomaMarchelinee</em></a> che quotidianamente collegano la Campania alle Marche, la mia regione.<br />
Meditate gente, meditate!</p>
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		<title>Da Foggia a Campobasso sulla S.S. 17</title>
		<link>http://www.paolomerlini.com/2012/02/28/da-foggia-a-campobasso-sulla-s-s-17/</link>
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		<pubDate>Tue, 28 Feb 2012 19:50:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Il grado di libertà di un uomo si misura dall’intensità dei suoi sogni&#8221; Alda Merini È un sabato di fine agosto e sto lasciando l’autostazione di Campobasso con un comodo bus della Sati. A bordo, il personale viaggiante, dotato di un moderno palmare, ha emesso il mio biglietto di sola andata (9.55 euro) per questa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.paolomerlini.com/wp-content/uploads/2012/02/bus_.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-1511" title="bus_" src="http://www.paolomerlini.com/wp-content/uploads/2012/02/bus_-180x180.jpg" alt="" width="180" height="180" /></a>&#8220;Il grado di libertà di un uomo si misura dall’intensità dei suoi sogni&#8221; </em><br />
Alda Merini</p>
<p>È un sabato di fine agosto e sto lasciando l’autostazione di <strong>Campobasso</strong> con un comodo bus della <a href="http://www.soc-sati.com/" target="_blank"><em>Sati</em></a>.<br />
<strong>A bordo</strong>, il personale viaggiante, dotato di un moderno palmare, ha emesso il mio biglietto di sola andata (9.55 euro) per questa magica corsa: Campobasso – Termoli – San Salvo – Pescara. Sprofondato nel sedile, mi godo l’aria condizionata pregustando la Valle del Biferno che il mio bus percorrerà fino alle porte di Termoli sulla <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Strada_statale_647_Fondo_Valle_del_Biferno" target="_blank">Bifernina</a>.<span id="more-1510"></span><strong></strong>A pochi minuti dalla partenza ragiono sull’immensa energia sprigionata da questa grande <strong>autostazione</strong> dell’Italia centrale zeppa di autobus, autisti e passeggeri. La struttura, è stata ricavata in posizione strategica poco fuori dal centro storico e un sottopassaggio la collega alla stazione ferroviaria di <em>Trenitalia</em>. In pratica più o meno 700 metri e si arriva alla stazione da dove poi in meno di cinque minuti a piedi si arriva a Piazza Pepe, una delle piazze principali della città.<br />
Il mio <strong>bus</strong> lascia il suo marciapiede e con la coda dell’occhio vedo Giancarlo che sorridente mi saluta. Gli lancio un silenzioso arrivederci, chiudo gli occhi e parte la moviola delle mie ultime 20 ore.<br />
<a href="http://www.paolomerlini.com/wp-content/uploads/2012/02/viaggio_bus.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1516" title="viaggio_bus" src="http://www.paolomerlini.com/wp-content/uploads/2012/02/viaggio_bus-180x180.jpg" alt="" width="180" height="180" /></a>Ieri sera, prima di cena, un Intercity mi ha &#8216;sbarcato&#8217; alla stazione di <strong>Foggia</strong>.<br />
Per alcuni è Timbuctu, per altri è Foligno, per Francesco Guccini è Bologna (<em>…ombelico di tutto, mi spinge a un singhiozzo e ad un rutto…</em>), ma per me è indubbiamente Foggia il centro del mondo. Così come Aznavour ama Parigi nel mese di maggio (<em>j&#8217;aime paris au moi de mai</em>) io amo Foggia in piena estate. Quattro passi in centro e l’aperitivo al Gran Caffè Duetto in corso Vittorio Emanuele, osservatorio privilegiato sullo “struscio” cittadino, mi hanno permesso di godere dell’attimo fuggente.<br />
Poi Antonio Furore mi ha accolto nella sua trattoria dove ho potuto apprezzare la sua grande <strong>ospitalità</strong> e la magia dei piatti della tradizione foggiana rivisitati dalle mani &#8216;sante&#8217; di mamma Maria alle prese con i fornelli. In fondo sono fortunato, per dare sollievo alla mia dromomania mi basta raggiungere Foggia e cenare da Antonio.<br />
Sono andato a letto con il biglietto del <strong>bus Foggia – Campobasso</strong> sul comodino. Ho comprato il titolo di viaggio al <em>Kiwi Bar</em>, su corso XXIV Maggio (che poi è la via che dalla stazione conduce in centro). Prima di addormentarmi guardo il mio biglietto e noto che ha le effigi della <em>Cotrap</em> ovvero del Consorzio Trasporti Aziende Pugliesi. Il <a href="http://www.cotrap.it/cerca.asp" target="_blank">sito del consorzio</a> funziona bene e può essere un valido aiuto per programmare vagabondaggi pugliesi in aggiunta ai vari siti aziendali delle autolinee locali. <a href="http://www.paolomerlini.com/wp-content/uploads/2012/02/pale_eoliche.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-1520" title="pale_eoliche" src="http://www.paolomerlini.com/wp-content/uploads/2012/02/pale_eoliche-180x180.jpg" alt="" width="180" height="180" /></a>Comunque, la mattina dopo, all’aurora sono già in strada. Seduto nella panchina vicino alla mia fermata in Piazzale Vittorio Veneto riguardo il mio biglietto Foggia – Campobasso 6.40 euro.<br />
All’alba arriva il mio bus e salgo a bordo. Il sole sorge alle nostre spalle proprio mentre imbocchiamo la Strada Statale 17 verso Lucera. Sullo sfondo pregusto l’<strong>Appennino Dauno</strong>. Questo primo tratto di strada è pianeggiante e divide un’immensità di campi coltivati (in questa stagione a Pomodori). Il sole nascente in coda al bus diffonde una luce calda che permette alla mia anima di volare via. Mi perdo nella magia del risveglio del cosmo e in un attimo non sono più tra Foggia e Lucera ma sono su uno sgangherato bus in marcia sull’ <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Altopiano_iranico" target="_blank">altopiano iranico</a>.<br />
Compagno di viaggio è <a href="http://www.ilcambiamento.it/viaggi_decrescita/polvere_mondo_nicolas_bouvier.html" target="_blank">Nicolas Bouvier</a> che al mio sguardo compiacente inizia a recitare: <em>“Appoggiati contro una collina, guardiamo le stelle, i movimenti vaghi della terra che se ne va verso il Caucaso, gli occhi fosforescenti delle volpi. Il tempo passa tra tè bollenti, qualche frase, sigarette; poi s’alza l’alba, e s’allarga, le quaglie e le pernici si mettono in mezzo… E ci si affretta ad affondare quell’istante supremo come un corpo morto in fondo alla memoria, dove si andrà a ripescarlo un giorno. Ci si stiracchia, si fa qualche passo, leggerissimo, e la parola &#8216;felicità&#8217; parrebbe troppo misera e specifica per descrivere ciò che vi succede.<br />
In fin dei conti, ciò che costituisce l’ossatura dell’esistenza, non è né la famiglia, né la carriera, né ciò che gli altri diranno o penseranno sia bene per voi; ma alcuni istanti di questo tipo, innalzati da una levitazione ancora più serena di quella dell’amore, e che la vita ci distribuisce con una parsimonia proporzionale al ritmo del nostro debole cuore”</em>. (<em>La Polvere del Mondo</em> – <a href="http://www.diabasis.it/database/diabasis/diabasis.nsf/b4604a8b566ce010c125684d00471e00/e900b20a07fa3da8c12578a40061901a%21OpenDocument" target="_blank">Diabasis</a>)<br />
È la prima volta che arrivo a Lucera con il bus. Qualche tempo fa la raggiunsi col treno delle <a href="http://www.ferroviedelgargano.com/" target="_blank">Ferrovie del Gargano</a> ma oggi dalla <strong>Statale 17</strong> mi sembra ancora più bella. Fuori dalle mura cittadine dormono ancora tutti. È sabato mattina e salgono solo 2 giovani donne che chissà cosa le porta a Campobasso.<br />
Rispettando la <strong>tabella di marcia</strong>, il mio autista riparte in discesa per attraversare la <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Capitanata" target="_blank">Capitanata</a>, un tempo regno degli armenti e oggi assediata da immensi parchi eolici (sarà vero che producono tanta energia rinnovabile da far perdonare lo scempio paesaggistico?). A volte mi piacerebbe fare un gesto da pazzo e lanciarmi all’assalto di questi moderni ingombranti e forse inutili mulini a vento. Mi vedo con l’elmo di Mambrino ben calzato sulla testa ritto sul tetto del mio autobus lanciato a tutta velocità contro “quest’obbrobrio energetico a fin di bene”.<br />
Ripenso a quella volta che con gli amici organizzammo una passeggiata in mutande per protestare contro la chiusura di una delle tante linee ferroviarie secondarie classificate come rami secchi. La <strong>manifestazione</strong> era fissata per gennaio e solo un’improvvisa (per certi versi provvidenziale) nevicata riuscì a farci desistere (per fortuna nostra e del comune senso del pudore).  <a href="http://www.paolomerlini.com/wp-content/uploads/2012/02/autisti_bus_merlini.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-1523 alignright" title="autisti_bus_merlini" src="http://www.paolomerlini.com/wp-content/uploads/2012/02/autisti_bus_merlini-180x180.jpg" alt="" width="180" height="180" /></a><br />
Il bambino che è in me crede che se le pale eoliche girassero a dovere potrebbero alimentare un vortice così virtuoso da risucchiarci su per la strada in salita… ma vattene, oggi non c’è neanche il conforto di un debole vento termico e la mia &#8216;corriera stravagante&#8217; del sabato mattina fatica sulle aspre salite dei <strong>monti della Daunia</strong>. Ecco il valico e la discesa giù in direzione di Bojano. Il nostro bus corre veloce verso Campobasso ed arriviamo con un po’ di anticipo.<br />
Come metto piede in autostazione vedo il bus delle autolinee <a href="http://www.lariverabus.it/" target="_blank"><em>La Riviera</em></a> in partenza per Sepino.<br />
È un’occasione da non perdere, sono anni che voglio andare a <strong>Sepino</strong>. Salgo e l’autista mi fa il biglietto di andata e ritorno. Partiamo e mi accorgo che sul bus ci sono altri 4 autisti, due de <em>La Riviera</em> e 2 della <a href="http://www.molisetrasporti.it/" target="_blank"><em>Molise Trasporti</em></a> che tornano a casa dopo il servizio.<br />
Ripenso a quella volta che, vagabondo in Italia centrale, un lussuoso autobus rosso della <em>Molise Trasporti</em> mi &#8216;riportò alla ragione&#8217; conducendomi fino a Roma e &#8216;rimettendomi sulla <strong>buona strada&#8217;</strong>&#8230; Che corsa magnifica: Campobasso – Bojano – Isernia – Venafro – Cassino – Roma.<br />
Vabbè, ma adesso sto andando a Sepino. Gli <strong>autisti</strong> si conoscono da sempre. A sentirli parlare è una gioia. Vengono tutti dalla guida dei camion ed un tempo facevano l’estero… e via giù a raccontare di quella volta a Barcellona quando Tizio, di notte, si legò all’interno della cabina di guida per paura dei ladri; per non parlare di Caio che c’aveva la donna a Monaco e la moglie, poveretta, non sapeva niente. I miei compagni di viaggio sono gioviali in questo sabato del villaggio.<br />
Faccio <strong>amicizia</strong> con l’autista &#8216;che guida&#8217;, è Giancarlo. Mi chiede di raccontargli che ci faccio di mattina presto in giro per il &#8216;Molise profondo&#8217;. Quando gli dico che scribacchio di viaggi in autobus diventiamo amici e arrivati a Sepino mi suggerisce di andare a mangiare al bar dove mi raggiungerà alle 13, cioè durante la pausa pranzo del suo turno.<a href="http://www.paolomerlini.com/wp-content/uploads/2012/02/scavi_archeologici.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1525" title="scavi_archeologici" src="http://www.paolomerlini.com/wp-content/uploads/2012/02/scavi_archeologici-180x180.jpg" alt="" width="180" height="180" /></a><br />
Gli <strong>scavi archeologici</strong> di Sepino (cioè la zona archeologica di Altilia) sono impressionanti. Dal <a href="http://www.comune.sepino.cb.it/cgi-bin/pag.cgi?cod=1002" target="_blank">sito del Comune</a> apprendo che “Saepinum è la città romana di pianura che sorge all&#8217;incrocio di due importanti strade: il Tratturo Pescasseroli-Candela attraversato dalle greggi transumanti nei loro spostamenti stagionali e l&#8217;altra, ad esso trasversale, che scende dal Matese e continua in direzione della fascia costiera”.<br />
Passo varie ore tra le rovine e poi risalgo in paese, che anche quello merita una visita. Infine mentre mangio un succulento panino che solo in provincia di <strong>Campobasso</strong> sono così bravi a fare, arriva Giancarlo l’autista. Appena entra nel bar chiama per nome la proprietaria che evidentemente conosce da sempre e platealmente la diffida dal prendere soldi da me perché sono suo gradito ospite (ammazza che servizio <em>La Riviera</em>, pure il panino…).<br />
Anche lui si mangia un panino e poi, quasi a volermi iniziare ad un rito esoterico mi pronuncia la parola d’ordine: “Caciocavallo???”. Io sto al gioco e rispondo a dovere: “Bono!!!”. Senza ulteriori indugi mi porta a comprare un caciocavallo da quasi un chilo e mezzo che mi viene confezionato sottovuoto. Che <strong>bel souvenir</strong> che riporterò a casa…<br />
I campobassani mi hanno stregato!<br />
W Giancarlo e W gli autobus!</p>
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		<title>Elogio del viaggio lento &#8211; Festival della letteratura di viaggio 2011</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Feb 2012 21:34:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Se è vero che &#8220;non è importante la meta, ma il cammino&#8221;, con i bus di linea attraversiamo un territorio in maniera economica, ecologica, virtuosa e il più possibile rispettosa degli abitanti. La versione integrale del mio articolo pubblicato sul FestBook 2011 della quarta edizione del Festival della Letteratura di Viaggio di Roma tenutosi dal 29 settembre al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><br />
</em><a href="http://www.paolomerlini.com/wp-content/uploads/2012/02/festbook2.jpg"><img class="size-full wp-image-1490 alignright" title="festbook2" src="http://www.paolomerlini.com/wp-content/uploads/2012/02/festbook2.jpg" alt="" width="144" height="184" /></a></p>
<p><em>Se è vero che &#8220;non è importante la meta, ma il cammino&#8221;, con i bus di linea attraversiamo un territorio in maniera economica, ecologica, virtuosa e il più possibile rispettosa degli abitanti</em>. La versione integrale del mio articolo pubblicato sul FestBook 2011 della quarta edizione del <a href="http://www.festivaletteraturadiviaggio.it/" target="_blank">Festival della Letteratura di Viaggio</a> di Roma tenutosi dal 29 settembre al 2 ottobre 2011.<span id="more-1481"></span></p>
<p><strong>Viaggio lento</strong> si sa, è sinonimo di viaggio virtuoso. Concordo con Emilio Rigatti quando dice che “solo la città che sorge alla fine di un cammino apparirà nel suo alfabeto segreto ed evidente al contempo. È il cammino che prepara lo sguardo che accoglierà le mura, le torri, le chiese, le case e i palazzi”. (Tratto da: <em>Dalmazia Dalmazia! Viaggio sentimentale da Trieste alla Bocche di Cattaro</em>, Ediciclo).<br />
Sfortunatamente però, il viaggio lento è associato, nell’immaginario collettivo, anche al viaggio faticoso. Come fa a concedersi il lusso della lentezza chi non ha dimestichezza col cicloturismo oppure chi suda al solo pronunciare le parole &#8216;a piedi&#8217;?<br />
Un’idea semplice e &#8216;rivoluzionaria&#8217; è quella di viaggiare utilizzando i <strong>trasporti pubblici locali</strong>.<br />
Da anni pratico e racconto questo &#8216;uso improprio&#8217; dei servizi di mobilità pubblica e sono convinto che costituiscano il giusto equilibrio tra lentezza e comodità. Mi riferisco in particolare alle migliaia di corse extraurbane delle autolinee locali che fanno un ottimo ma poco noto servizio nel nostro tanto bistrattato paese. In oltre dieci anni di ricerche e di viaggi con i mezzi pubblici, ho potuto costatare l’eccellenza di molte aziende di trasporto pubblico, l’efficienza dei mezzi in servizio e l’affidabilità degli autisti.<br />
Fermatevi a riflettere sul fatto che ogni giorno <strong>migliaia di autobus</strong> tessono una capillare rete di linee extraurbane che penetrano nel profondo della provincia italiana solcando, a velocità moderata, le belle strade statali archetipo (ammodernato) della viabilità nazionale. Basta scegliere una meta ed informarsi sugli orari delle autolinee che servono la zona. Con biglietti di pochi euro, comodamente seduti a quasi due metri di altezza, si può godere del lungometraggio della &#8216;Bella Italia&#8217; che scorre lento fuori dal finestrino. Pensateci: è una forma di viaggio che si può praticare dai dodici ai novant’anni senza essere accompagnati dai genitori.<br />
Se è vero che “non è importante la meta, ma il cammino”, con i bus di linea attraversiamo un territorio in maniera economica, ecologica, <strong>virtuosa</strong> e il più possibile rispettosa degli abitanti che poi sono anche gli occasionali compagni di viaggio sempre prodighi di suggerimenti.<br />
In Rete, con pochi click di mouse si trovano <strong>itinerari da sogno</strong> che &#8216;vanno in scena&#8217; quotidianamente: Bolzano – Spondigna – Passo dello Stelvio con l’altoatesina S.A.D.; Passo dello Stelvio – Bormio con la valtellinese Automobilistica Perego; Sorrento – Amalfi – Salerno cioè la Costiera Amalfitana servita dalla Sita Campania; la Via Flacca (Terracina – Sperlonga – Gaeta) con la Cotral; Firenze – Forlì con Sita Toscana fino al Passo del Muraglione e con l’ATR per ridiscendere la valle del fiume Montone.<br />
Più passa il tempo e più mi convinco che se Guido Piovene partisse oggi per rifare il suo “Viaggio in Italia”, andrebbe in <strong>autobus</strong>. Come scrisse Piovene: “L’Italia, con i suoi paesaggi, è un distillato del mondo; le Marche dell’Italia”, ecco io me lo immagino scorrazzare nel Piceno con le autolinee della START, addentrarsi nella neonata provincia di Fermo con i mezzi della TRAS FER, girare il Maceratese con la CONTRAM, visitare l’Anconetano con l’ATMA e spostarsi nel Pesarese grazie ai servizi della ADRIABUS.<br />
Concludendo mi piace rivolgere un ringraziamento a tutti gli anonimi <strong>autisti di bus di linea</strong> che, novelli garibaldini, quotidianamente contribuiscono all’Unità (automobilistica) d’Italia.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il Passo del Muraglione</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 21:04:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“In assenza di guide è sufficiente una buona carta. Basta fidarsi dei nomi, e l’Appennino ne ha di favolosi. Doppi, come Castelpizzuto, Buonalbergo, Rupecanina, Castelsaraceno, Girifalco o Papasìdero. Allarmanti, come Latronico, Timpa del Demonio, Passo della Femmina Morta, Gole dell’Infernaccio. Evocativi: Alpe della Luna e Alpe Tre Potenze, Gole del Sagittario, un monte detto Libro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.paolomerlini.com/wp-content/uploads/2012/02/passo_muraglione1243270153.jpg"><img class="alignright" title="passo_muraglione1243270153" src="http://www.paolomerlini.com/wp-content/uploads/2012/02/passo_muraglione1243270153-180x180.jpg" alt="" width="180" height="180" /></a>“<em>In assenza di guide è sufficiente una buona carta. Basta fidarsi dei nomi, e l’Appennino ne ha di favolosi. Doppi, come Castelpizzuto, Buonalbergo, Rupecanina, Castelsaraceno, Girifalco o Papasìdero. Allarmanti, come Latronico, Timpa del Demonio, Passo della Femmina Morta, Gole dell’Infernaccio. Evocativi: Alpe della Luna e Alpe Tre Potenze, Gole del Sagittario, un monte detto Libro Aperto e un altro Sasso Tignoso. Enigmatici: Cozzo Gummario, Bacugno, Roghudi. Sperduti: San Pellegrino, Badia di Moscheta, Petrella Tifernina. Vuoi mettere con Brescia Ovest, Cavenago o Sasso Marconi, muti, afoni, spenti, con l’anima rubata da svincoli e tangenziali?</em>” Paolo Rumiz &#8211; La Leggenda dei Monti Naviganti<span id="more-1469"></span></p>
<p>Amici, ebbene si, è possibile! È possibile viaggiare in Appennino con le autolinee locali.<br />
Come avrete capito amo l’Appennino. Non perdo mai l’occasione di verificarne la bellezza e la magia di queste montagne, così bene raccontate da Rumiz nel suo indimenticabile viaggio del 2006: Appennino Cuore Segreto.<br />
Spesso e volentieri le pagine del magnifico “La Leggenda dei Monti Naviganti”mi hanno fatto mettere in viaggio per verificare di persona quanto raccontato da Rumiz. Oppure, come questa volta mi hanno spinto a cercare altre vie per i miei viaggi.<br />
Facciamola breve: quanti di voi conoscono il Passo del Muraglione?<br />
Il Passo del Muraglione si trova sulla Strada Statale 67 la Tosco Romagnola (Pisa &#8211; Marina di Ravenna 233 Km) e unisce la romagnola Valle del fiume Montone con la toscana Valle di San Godenzo. Questo valico è a 907 metri sul livello del mare, nella frazione di Muraglione del comune di San Godenzo (FI).<br />
Fino all’inizio del 1800 c’erano solo mulattiere che collegavano i 2 versanti della penisola in questa zona, e fu solo nel 1836 che il Granduca Leopoldo II fece realizzare una carrozzabile. Il nome fu determinato dal fatto che gli ingeneri dell’epoca, per riparare i viandanti dal forte vento che soffiava sul valico, costruirono un alto e massiccio muro al centro della strada. Da qui il nome del passo.<br />
Bene, sapevo che una linea di autobus passava per il Muraglione e complice un impegno di lavoro a Firenze mi sono organizzato per tornare in Adriatico passando di là.<br />
Tutti i giorni feriali alle 14.05 parte dall’Autostazione Sita di Firenze un comodo autobus che passando per Pontassieve, Rufina, San Godenzo, alle 16.00 arriva a Muraglione. Sto parlando della Linea 322 delle Autolinee Mugello Valdisieve.</p>
<div id="attachment_1473" class="wp-caption alignleft" style="width: 190px"><a href="http://www.paolomerlini.com/wp-content/uploads/2012/02/autostazione_firenze1243270153.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-1473" title="autostazione_firenze1243270153" src="http://www.paolomerlini.com/wp-content/uploads/2012/02/autostazione_firenze1243270153-180x180.jpg" alt="" width="180" height="180" /></a><p class="wp-caption-text">Autostazione Sita di Firenze</p></div>
<p>La <a href="http://www.amvbus.it/" target="_blank">Autolinee Mugello Valdisieve </a> è una controllata della <a href="http://www.sitabus.it/wps/portal/DovePartire_Toscana" target="_blank">SITA</a> ed è proprio dal sito di quest’ultima che cliccando su: Zona Mugello Valdisieve, si arriva a consultare gli orari che cerchiamo.<br />
Per i non telematici, è in funzione un Numero Verde al quale rispondono operatori gentili e preparati: 800 373 760.<br />
L’Autostazione Sita di Firenze si trova a fianco della stazione ferroviaria centrale di Firenze, cioè Firenze Santa Maria Novella. L’Autostazione Sita è un po’ “vintage”, soprattutto nell’area biglietteria/bar, ma è molto funzionale proprio per la centralissima posizione. Ho potuto rilevare come le migliorie apportate alla struttura, rendono la vita più comoda al passeggero.<br />
Il nostro bus esce dall’autostazione e fino a Pontassieve, che raggiunge dopo 40 minuti, “raccatta” passeggeri che dalla città tornano verso casa. Molto bello è questo tratto di S.S. 67 che costeggia l’Arno. Lasciata Pontassieve la strada inizia a salire e alle 15.40 il nostro bus arriva nella bella San Godenzo. Solo 8 magnifici e tortuosi chilometri separano San Godenzo dal Passo.<br />
Il mio autobus è arrivato al capolinea di Muraglione con un po’ di anticipo.<br />
Ma parliamo del capolinea come l’ho chiamato. Fin dall’apertura della carrozzabile, fu costruita una casa cantoniera ed un albergo che doveva fungere da ristoro per i viaggiatori. Oggi come allora, il viaggiatore trova rifugio all’interno di questo posto storico. È il Bar Muraglione, in estate preso d’assalto da stormi di motociclisti che frequentano questa strada per i i suoi tornanti. <a href="http://www.paolomerlini.com/wp-content/uploads/2012/02/iscrizione_passo1243270153.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-1471" title="iscrizione_passo1243270153" src="http://www.paolomerlini.com/wp-content/uploads/2012/02/iscrizione_passo1243270153-180x180.jpg" alt="" width="180" height="180" /></a><br />
Salendo, il mio autista mi aveva reso partecipe della sorta di “rito” che si officia quotidianamente nel Bar Muraglione, gestito da Giovanni. Giovanni, oggi sulla sessantina, è nato li, a Muraglione, dal momento che la madre gestiva il bar prima di lui. Il rito quotidiano al quale sono stato iniziato è quello del cambio dell’autobus, che ha preso il posto della corriera che ha preso il posto della carrozza. Il mio autista mi ha fatto scendere ed io sono entrato nel bar per comprare il biglietto per Forlì e per mangiare un panino. Dopo aver fatto manovra, il mio autista mi ha raggiunto e si è messo comodo in attesa del suo collega romagnolo. Dopo pochi minuti è arrivato il minibus dalla Romagna, proveniente da Rocca San Casciano. A bordo 2 passeggeri, una signora che doveva proseguire verso la Toscana ed un vecchietto di San Benedetto in Alpe, il paese a 10 km dopo il valico, salito al Muraglione solo per prendere il caffè e salutare Giovanni. Vi lascio immaginare lo spaccato di vita appenninica che sta dietro questa mia scarna descrizione.<br />
È la ATR-Forlì, l’efficientissimo <a href="http://www.atr.fc.it/" target="_blank"> Consorzio Azienda Trasporti Forlì</a> &#8211; Cesena che gestisce la linea 127: Forlì &#8211; Rocca San Casciano &#8211; Portico &#8211; San Benedetto in Alpe &#8211; Muraglione. Il sito della ATR è molto chiaro e sempre ben aggiornato. L’azienda offre anche un servizio informazioni telefonico, a pagamento, per i percorsi e gli orari: Infoline ATR 199 1155 77<br />
Il Muraglione e San Benedetto in Alpe sono all’interno del Parco Nazionale Foreste Casentinesi &#8211; Monte Falterona &#8211; Campigna. Alle porte di San Benedetto in Alpe c’è il cartello che indica uno dei tanti posti suggestivi della zona: la Cascata dell’Acquacheta.<br />
Comunque, alle 17.10 il mio bus arriva a Rocca San Casciano dove mi aspetta la coincidenza che passando per Castrocaro, puntuale alle 18.00 mi lascia al Forlì Punto Bus cioè l’ampio piazzale limitrofo alla stazione ferroviaria di Forlì.<br />
Ricapitolando Firenze &#8211; Muraglione 3.70 euro di biglietto Sita acquistato in autostazione. Muraglione &#8211; Forlì 4 euro di biglietto ATR (6 Zone) acquistato al Bar Muraglione.<br />
Firenze &#8211; Passo del Muraglione: 54 Km<br />
Passo del Muraglione &#8211; Forlì: 53 Km</p>
<p>Che dire…. Partite!</p>
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		<title>Dal Passo dello Stelvio a Bormio</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 20:32:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;La tecnologia può mettere la bellezza alla portata degli uomini, ma non semplifica affatto il processo che ci porta ad apprezzarla e possederla&#8221;. (Alain de Botton) Come diceva Francesco De Gregori in Tutti salvi, canzone contenuta nell’album Scacchi e Tarocchi del 1985: “Scusate ma del Titanic ancora vi debbo parlare…”. Ma guarda che vado a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.paolomerlini.com/wp-content/uploads/2012/01/alta_valtellina.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-1451" title="alta_valtellina" src="http://www.paolomerlini.com/wp-content/uploads/2012/01/alta_valtellina-180x180.jpg" alt="" width="180" height="180" /></a>&#8220;La tecnologia può mettere la bellezza alla portata degli uomini, ma non semplifica affatto il processo che ci porta ad apprezzarla e possederla&#8221;. (Alain de Botton)</em></p>
<p>Come diceva Francesco De Gregori in <em>Tutti salvi</em>, canzone contenuta nell’album <em>Scacchi e Tarocchi</em> del 1985: “Scusate ma del Titanic ancora vi debbo parlare…”.</p>
<p>Ma guarda che vado a ricacciare per raccontarvi che ancora una volta sono salito al <strong>Passo dello Stelvio</strong> 2.758 m.s.l.m. <span id="more-1450"></span></p>
<p>Anche questa volta sono partito da <a href="http://www.treni.bz.it/it/32/page.html" target="_blank">Spondigna</a> (BZ), con l’autobus della <a href="http://www.sad.it/intro.php" target="_blank">SAD</a> che risale la valle del Trafoi.<br />
Il <strong>viaggio</strong> è durato circa 100 minuti ed il biglietto è costato solo 3.50 euro. Ho preso il bus delle 8.33, cioè la seconda corsa giornaliera delle cinque previste dall’orario. Anche se è piena estate, in quota fa un po’ freddo ed indosso tutto quello che ho nello zaino. Arrivato al passo, l’unica è camminare fino al <a href="http://www.tibet-stelvio.com/willkommen_it.htm" target="_blank"><em>Rifugio Tibet</em> </a> a poche centinaia di metri dalla fermata del bus.<br />
Dalle finestre del rifugio, appollaiato su uno sperone di roccia, <strong>la vista toglie il fiato</strong>.<br />
Mangio un panino e scambio 2 parole con Cristian, uno degli eredi del fondatore del rifugio costruito circa cinquant’anni fa. Mi dice che il nonno era amico di Heirich Harrer (l’autore del libro <em>Sette anni in Tibet</em>) che gli suggerì il nome. Non so se è vero e non posso verificare, quindi la do per buona.<br />
Intanto fuori rischiara ed il sole addolcisce l’aria di alta montagna. Faccio un giro e subito localizzo il piazzale che funge da capolinea per le 3 autolinee che servono la zona: <em>SAD, Automobilistica Perego</em> e <em>L’Autopostale Svizzero</em>. Il Passo dello Stelvio deve essere di certo uno dei capolinea più alti d’Europa. Mentre mi lagno tra me e me perché è poca la pubblicità sul fatto che questi magnifici posti siano raggiungibili con <strong>moderni ed efficienti autobus</strong>, corro con la mente a tutte le escursioni che si potrebbero fare partendo da qui. <a href="http://www.paolomerlini.com/wp-content/uploads/2012/01/passo_stelvio.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-1453 alignleft" title="passo_stelvio" src="http://www.paolomerlini.com/wp-content/uploads/2012/01/passo_stelvio-180x180.jpg" alt="" width="180" height="180" /></a><br />
Il <strong>Passo dello Stelvio</strong>, è un nido d&#8217;aquile dove ci sono venditori di souvenirs, uno sportello bancario con tanto di bancomat, alcuni alberghi e la base della funivia che sale al ghiacciaio a quota 3.450 m.s.l.m.<br />
Non ci crederete ma impera l’odore (o puzza) dei wurstel con crauti, arrostiti sulla strada da 2 pittoreschi ristoratori ambulanti con &#8216;sudicia&#8217; griglia in bella mostra…<br />
Poi ciclisti, motociclisti, automobilisti, sciatori estivi e patiti delle escursioni in alta montagna.<br />
Un altro rifugio estremamente suggestivo è il <a href="http://www.rifugiogaribaldi.it/" target="_blank"><em>Rifugio Garibaldi</em></a> che svetta 50 metri più in alto ed è raggiungibile solo con una mulattiera proibitiva per quelli che come me soffrono di vertigini.<br />
Non lasceresti mai il Passo dello Stelvio ma il mio bus per <strong>Bormio</strong> è già arrivato. È un bus dell’<a href="http://www.busperego.com/" target="_blank"><em>Automobilistica Perego</em></a>.<br />
Leggete la storia di questa gloriosa autolinea dell’<strong>Alta Valtellina</strong> fondata nel 1914 da Carlo Perego. Il sito è &#8216;pulito&#8217; e gli orari sono di facile consultazione.<br />
Il mio autista mi riconosce subito come uno strano tipo di vagabondo delle montagne ed è prodigo di informazioni sulla sua ditta e sulla strada che, discendendo la valle del Braulio, porta a Bormio.<br />
Sono 2 le corse giornaliere, andata e ritorno <strong>da Bormio al Passo dello Stelvio</strong> ed il biglietto costa 5 euro. È un po’ più caro di quello della SAD per il fatto che la provincia di Sondrio non finanzia questa corsa. Però il comprensorio turistico dell’Alta Valtellina propone a tutti i turisti la <a href="http://www.altavaltellina.eu/editoriale/scheda_editoriale.cfm?IDEditoriale=6156&amp;MENU_HTML=1&amp;SOTTO_MENU_HTML=0" target="_blank"> <em>Welcome Card</em> </a> che è un biglietto prepagato che permette di viaggiare sui mezzi della Bus Perego nell’area di Livigno, Valdidentro, Bormio, Valfurva, Valdisotto e Sondalo. La Welcome Card per 8 giorni costa 15 euro.<br />
Unica pecca: la <strong><em>Welcome Card</em></strong> è acquistabile solo negli uffici dell’APT di Bormio o Livigno oltre che presso alcune proloco e consorzi turistici. Non c’è alcun esercizio convenzionato al Passo dello Stelvio dove acquistarla, pertanto, se uno è di passaggio, dovrà scendere a Bormio, pagando 5 euro, per poi comprarla. Suggerisco all’amministrazione erogante di mettere in vendita il biglietto anche al Passo.</p>
<p><a href="http://www.paolomerlini.com/wp-content/uploads/2012/01/bormio.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-1454" title="bormio" src="http://www.paolomerlini.com/wp-content/uploads/2012/01/bormio-180x156.jpg" alt="" width="180" height="156" /></a>La discesa della <strong>valle del Braulio</strong> è, forse, più bella della salita della valle del Trafoi. Anche questa strada è frutto dell’arte ingegneristica di Carlo Donegani e la bellezza del paesaggio alpino fanno del passaggio a queste latitudini un evento indimenticabile. Cinquanta bellissimi minuti dura la corsa. All’inizio la vista spazia su alpeggi lambiti da cime aguzze. Il viaggiatore, fino alla 3° casa cantoniera, dove si stacca la strada per la frontiera con la Svizzera, viene ingannato dall’apparente dolcezza della discesa ma dopo una curva, la strada inizia a scendere decisa e tornano i provvidenziali tornanti.<br />
“Mamma mia che impressione!” avrebbe gridato Alberto Sordi se fosse stato a bordo del mio autobus. Questa è una strada strappata alla montagna a suon di dinamite&#8230; ma che opera grandiosa, forse <strong>la più bella strada alpina</strong> che io abbia mai percorso in autobus. La magnificenza delle montagne fa il resto e ti vien voglia di scendere e continuare a piedi per far durare di più la gioia di questo momento. Il mio bus scende lento e sicuro e mi dà modo di gustare ogni attimo.<br />
Ecco, siamo a valle. Prima il bivio per Livigno e poi i <a href="http://www.bagnidibormio.it/" target="_blank"><em>Bagni Vecchi</em> </a> che distano 3 chilometri dal centro.<br />
Il bus entra nell’<strong>autostazione</strong> in pieno centro storico. Come ricorda il mosaico incastonato sul pavimento del marciapiede di fronte all’entrata, è un’Autorimessa della Perego. La biglietteria e la sala d’aspetto sono un gioiello di arredamento fine anni sessanta dove i monitor dei computer stonano un po’.<br />
<strong>Bormio</strong> mi rapisce. Mi viene voglia di restare in Alta Valtellina per un po’, tanto con i bus della Perego posso andare quando mi pare a Tirano che è il capolinea di <em>Trenitalia</em> e della Ferrovia Retica che sale fino a St. Moritz. Se mi gira, me ne vado a Livigno da dove un’altra magica autolinea alpina, la <a href="http://www.silvestribus.it/" target="_blank"><em>Autoservizi Silvestri</em></a>, ha 7 corse di andata e ritorno per Zernez in Svizzera… Ma questa è un’altra storia.<br />
Parafrasando Nicolas Bouvier: “Voi credete di andare a fare un viaggio, ma è sempre il viaggio che vi fa o vi disfa&#8230;”.</p>
<p>Comunque, viaggiate!</p>
<p><a href="http://www.paolomerlini.com/wp-content/uploads/2012/01/alta_valtellina.jpg"><br />
</a></p>
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		<title>La Croazia di mattina presto</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 20:09:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[  Oggi, in questo mondo sovraffollato, non credo ci resti, per viaggiare davvero, altra direzione che l’Aurora Paolo Rumiz, Tre uomini in bicicletta Alla fine non ho saputo resistere. Ho preso e me ne sono andato! Purtroppo (o per fortuna) non per sempre, ma solo per pochi, lunghi, indimenticabili giorni. Un po’ è stata colpa di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><em> </em><br />
<a href="http://www.paolomerlini.com/wp-content/uploads/2012/01/croazia_costa.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-1433 alignright" title="croazia_costa" src="http://www.paolomerlini.com/wp-content/uploads/2012/01/croazia_costa-180x180.jpg" alt="" width="180" height="180" /></a></em></p>
<p><em>Oggi, in questo mondo sovraffollato, non credo ci resti, per viaggiare davvero, altra direzione che l’Aurora<br />
</em>Paolo Rumiz, <em>Tre uomini in bicicletta<br />
<em>Alla fine non ho saputo resistere. Ho preso e me ne sono andato! Purtroppo (o per fortuna) non per sempre, ma solo per pochi, lunghi, indimenticabili giorni. Un po’ è stata colpa di Francesco Cataluccio che ha scritto un magnifico libro edito da Sellerio: <em>Vado a vedere se di là è meglio</em>.</em></em><span id="more-1432"></span></p>
<p>Seduto su una panchina del terminal marittimo di Ancona attendo la navetta per il molo d’imbarco e ripasso la rotta. Anch’io vado a vedere se di là è meglio.<br />
Per me che abito sulla costa adriatica, &#8216;di là&#8217; è sempre stata l’altra sponda del mare e cioè la Dalmazia che prima era Jugoslavia ed oggi è <strong>Croazia</strong>.<br />
Ma partiamo con le indicazioni per i naviganti che per essere tali debbono raggiungere un porto.<br />
<strong>Il porto di Ancona</strong> è sempre al solito posto, cioè nei pressi del centro storico e a 2 passi dalla stazione ferroviaria. L’unica differenza con i tempi di quando ero giovane (più o meno quando Annibale valicava le Alpi con gli elefanti) è che oggi, prima dell’imbarco, bisogna recarsi al terminal marittimo per acquistare il biglietto e/o per fare il check-in. Il terminal marittimo è alle spalle della stazione ferroviaria ma non ci sono accessi pedonali diretti. Per chi ha tempo e vuole camminare per 15 minuti circa, suggerisco di chiedere indicazioni per la <strong>Fiera Campionaria</strong> che si trova vicino alla <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Mole_Vanvitelliana" target="_blank">Mole Vanvitelliana</a>, nella stessa area del mercato all’ingrosso del pesce e del porto peschereccio. In pratica, usciti dalla stazione ferroviaria si deve andare a sinistra fino alla fine del lungo marciapiede e poi continuare a sinistra fino alla Mole.<br />
È semplice e vale la pena perché il porto di Ancona ha un fascino tutto suo. Sulla sinistra del palazzo della Fiera Campionaria c’è un cancello nella recinzione che permette ai pedoni di entrare direttamente nell’ampio parcheggio del terminal marittimo. Onore all’urbanista che ha previsto un gran giro di sopraelevate per le automobili ed un semplice e pratico cancello per i pedoni.<br />
Per chi non ha tempo di camminare, ogni venti minuti c’è l’affidabile autobus urbano numero 12 che parte dalla stazione ferroviaria ed in 10 minuti arriva alla biglietteria del terminal marittimo.<br />
Tutte le biglietterie delle varie compagnie di traghetti sono presenti nel terminal che è nuovo e ben tenuto. Per quelli che non hanno un’auto al seguito, come il sottoscritto, ma soprattutto fuori stagione, sarà pratico acquistare il biglietto al terminal e fare contestualmente la carta d’imbarco. <a href="http://www.paolomerlini.com/wp-content/uploads/2012/01/spalato_croazia.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-1436 alignleft" title="spalato_croazia" src="http://www.paolomerlini.com/wp-content/uploads/2012/01/spalato_croazia-180x180.jpg" alt="" width="180" height="180" /></a>Io ho attraversato l’Adriatico con <strong>il ferry boat della croata Jadrolinija</strong>. 53 euro per il biglietto con sistemazione in poltrona, ma, dal momento che fuori stagione questi traghetti non sono affollatissimi, suggerisco il &#8216;passaggio ponte&#8217; per risparmiare qualche euro. Il traghetto Dubrovnik di Rijeka (cioè Fiume), che mi ha portato a Spalato, è pulito e funzionale. È sempre un’emozione salpare con l’imbrunire dal molo sotto <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Duomo_di_Ancona" target="_blank">il Duomo di San Ciriaco</a>.<br />
Sono 25 anni che manco da Spalato ma grazie a Dio non è cambiato niente nell’accogliente città dalmata. I traghetti attraccano a 300 metri dall’isola pedonale del lungomare e cioè praticamente alle porte del Palazzo di Diocleziano. Esattamente di fronte all’uscita del molo, dopo il controllo all’ufficio della dogana, c’è l’autostazione e dietro all’autostazione c’è la stazione ferroviaria.<br />
<strong>Spalato</strong> è la seconda città della Croazia, 188.700 abitanti, non proprio &#8216;il natio borgo selvaggio&#8217;. Cioè, è più grande di Ancona che di abitanti ne conta 102.500 circa, quindi capirete il mio stupore nel trovare, nei pochi metri quadrati adiacenti al molo di attracco, tutte i mezzi pubblici per continuare il viaggio. Debbo controllare ma non penso che sia frutto della lungimirante e per certi versi virtuosa amministrazione Titina, bensì ancora una volta la proto-idea di intermodalità che avevano gli urbanisti austroungarici.<br />
25 anni fa non avevo la patente, ma neanche il motorino, ergo <strong>viaggiavo in autobus</strong>. Non voglio tediarvi con i miei ricordi adolescenziali, quindi la faccio breve e vi segnalo un sito fondamentale per programmare i vostri viaggi in autobus in Croazia: <a href="http://www.ak-split.hr/" target="_blank">http://www.ak-split.hr/</a>.<br />
È il sito dell’autostazione di Spalato. È anche in italiano e così io ho programmato un po’ tutti i miei giri sfruttando gli orari proposti dall’ottimo motore di ricerca.<br />
In Croazia, così come in Italia, ci sono <strong>differenti autolinee</strong> che gestiscono le tratte in concessione governativa. Presso qualsiasi autostazione è possibile acquistare il biglietto per tutti gli autobus delle differenti compagnie che vi transitano. C’è una biglietteria unica dove i gentili impiegati parlano inglese e non stentano a girare il monitor del computer per farti scegliere l’orario dell’autobus sul quale salire. D’estate la Croazia è sovraffollata ed è fondamentale acquistare il biglietto degli autobus extraurbani con largo anticipo. Fuori stagione si può tranquillamente acquistare il biglietto sul bus e a volte si risparmiano i 10 Kune (più o meno 1.30 euro) della prenotazione. Se il bus non è pieno, ed a discrezione dell’autista, potete portare il vostro bagaglio con voi, senza metterlo nel bagagliaio, operazione per la quale si paga un piccolo sovrapprezzo.</p>
<p><a href="http://www.paolomerlini.com/wp-content/uploads/2012/01/mare_croazia.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-1438" title="mare_croazia" src="http://www.paolomerlini.com/wp-content/uploads/2012/01/mare_croazia-180x180.jpg" alt="" width="180" height="180" /></a></p>
<p>Ho viaggiato a bordo di autobus di varie autolinee. Tutti <strong>i bus sono confortevoli</strong> e non c’è neanche l’ombra delle antiche corriere di fabbricazione cecoslovacca che un tempo erano in servizio a queste latitudini.<br />
Ogni città è dotata della sua autostazione. A Sebenico è direttamente sul molo, mentre la nuova autostazione di Zara è a circa 2 chilometri dal centro storico (c’è l’urbano ma si può fare a piedi).<br />
Nei <strong>piccoli paesi</strong> i bus fermano regolarmente alle paline segnalate e permettono ai viaggiatori di acquistare il biglietto a bordo. Fidatevi è tutto semplice e comodo. Non è però economico, nel senso che in media ho riscontrato un prezzo per chilometro uguale all’Italia, cioè senza perdersi in calcoli complicati, più o meno 0.05 euro a chilometro per i viaggi extraurbani. Per capirci per fare 300 chilometri, il biglietto costa circa 15 euro (ma li vale tutti).<br />
Oltre alle autolinee AK cioè <a href="http://www.autobusni-kolodvor.com/" target="_blank"> Autobusni Kolodvor</a>, ho raggiunto il Parco Nazionale di Plitvice a bordo di un bus della <a href="http://www.croatiabus.hr/" target="_blank">Croatia Bus</a>.<br />
Poi ho raggiunto l’Istria con i potenti mezzi delle autolinee <a href="http://www.brioni.hr/" target="_blank">Brioni-Pula</a>.<br />
Ecco, l’Istria si gira bene con i bus della Brioni-Pula ma per rientrare in Italia, e più precisamente a Trieste, si debbono prendere i bus della croata <a href="http://www.autotrans.hr/" target="_blank">Autotrans</a> che fa servizio congiunto con la &#8216;magica&#8217; friulana <a href="http://www.saf.ud.it/" target="_blank">SAF</a>.<br />
Non ho avuto modo di viaggiare a bordo dei treni croati che a quanto ho potuto constatare, a causa dell’obsolescenza delle scarse linee ferroviarie, non sono molto usati. Strano a dirsi ma i croati hanno pensato di dare precedenza alla costruzione di infrastrutture stradali. Le autostrade, in parte ancora in costruzione, sono comode e ben fatte, atte ad assorbire il traffico dei turisti estivi.<br />
<strong>La Croazia fuori stagione</strong> assomiglia all’Italia di fine anni ’70 e vi assicuro che se ci andrete vi sentirete a casa.<br />
Per chi volesse maggiori informazioni sul mio viaggio suggerisco le 3 puntate pubblicate sul blog della casa editrice Ediciclo che ospita i miei racconti un po’ troppo letterari.</p>
<p><a href="http://www.ediciclo.it/blog/?p=1770" target="_blank"> http://www.ediciclo.it/blog/?p=1770</a></p>
<p><a href="http://www.ediciclo.it/blog/?p=1889" target="_blank"> http://www.ediciclo.it/blog/?p=1889</a></p>
<p><a href="http://www.ediciclo.it/blog/?p=1946" target="_blank"> http://www.ediciclo.it/blog/?p=1946</a></p>
<p>Intanto, viaggiate!</p>
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		<title>Alla scoperta di Trieste</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 17:22:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Forse il viaggio, tramite l’osservazione di ciò ch’è ovvio e ordinario, può essere una terapia, un mezzo per far si che l’occhio esterno apra l’occhio interno. I vecchi segnali presso gli attraversamenti incustoditi dei binari ammonivamo: FERMATI, GUARDA, ASCOLTA. È ciò che Whitman ha definito: il profondo insegnamento della ricezione&#8220;. William Least Heat-Moon Strade Blu [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.paolomerlini.com/wp-content/uploads/2012/01/trieste_piazza_italia.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-1415 alignright" title="trieste_piazza_italia" src="http://www.paolomerlini.com/wp-content/uploads/2012/01/trieste_piazza_italia-180x178.jpg" alt="" width="180" height="178" /></a></p>
<p>&#8220;<em>Forse il viaggio, tramite l’osservazione di ciò ch’è ovvio e ordinario, può essere una terapia, un mezzo per far si che l’occhio esterno apra l’occhio interno. I vecchi segnali presso gli attraversamenti incustoditi dei binari ammonivamo: FERMATI, GUARDA, ASCOLTA. È ciò che Whitman ha definito: il profondo insegnamento della ricezione</em>&#8220;.<br />
William Least Heat-Moon Strade Blu &#8211; Einaudi</p>
<p><span id="more-1414"></span>Lo dichiaro in partenza: <strong>io amo Trieste!</strong> Nonostante il fatto che sia lontanissima da dove abito, è uno di quei posti dove mi sento a casa. Sarà che anch’io davanti ad un fiasco di vino faccio le feste come il celebre cane di Trieste della canzone di Lelio Luttazzi. Oggi sono nel punto più panoramico della città: l’<strong>Obelisco di Opicina</strong>. Mi ha guidato qui il libro <em>Viaggio in Dalmazia</em> di Hermann Bahr edito dalla triestina MGS Press: “Siamo accanto all’Obelisco. Sotto di noi la città, il porto con le navi e le barche, i fumaioli che sbuffano e le vele rosse, gialle, brune, il mare azzurro, la tenera insenatura di Muggia, la costa che si staglia aspra fino a Pirano, e a destra invece il golfo scintillante fino alle lagune, bianca risplende Grado, bianco il campanile di Aquileia. Pini marittimi, ulivi e vigne. Dietro di noi la neve delle Alpi Carniche e Giulie: svetta il Mangart, scura la Selva di Tarnova, chiari i paesetti sparsi qua e là. Intorno a noi, invece, il Carso pietroso e grigio, il deserto. Siamo a trecentoquaranta metri d’altitudine, ci giunge il respiro del mare, l’aria profumata come di fiori di isole lontane, e dalle montagne un vento che sa di neve. Un pascolo alpino sul mare”. Sfido chiunque di voi a non mettersi in viaggio dopo aver letto una descrizione così avvincente. Più o meno sono venuto qui 4 o 5 volte in sogno, prima di arrivarci fisicamente.<br />
È inverno pieno, c’è la bora e fa molto freddo, ma resto a godere dello sguardo d’insieme del Golfo di Trieste. Sono arrivato qui con il famoso <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Tram_de_Opcina" target="_blank">tram di Opicina</a>.</p>
<p><a href="http://www.paolomerlini.com/wp-content/uploads/2012/01/tram_opicina.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-1418 alignright" title="tram_opicina" src="http://www.paolomerlini.com/wp-content/uploads/2012/01/tram_opicina-180x170.jpg" alt="" width="180" height="170" /></a></p>
<p>Trattasi di una tramvia che collega il centro di Trieste con la frazione di Opicina situata interamente sull’altopiano carsico a 330 m.s.l.m.<br />
Il tram parte da Piazza Oberdan sita a pochi passi dalla bella stazione ferroviaria del capoluogo giuliano. Il Tram di Opcina è gestito dalla <a href="http://www.triestetrasporti.it/index.php?it" target="_blank">Trieste Trasporti</a>, l’efficiente società di autolinee cittadine.<br />
Chiarisco subito che non è un’attrazione turistica, bensì un efficiente mezzo di trasporto pubblico molto amato dai Triestini. Dalle 7 fino alle 20 ci sono 3 tram all’ora ed il biglietto da 0.90 centesimi è il modico prezzo per salire su questo pezzo di storia della mobilità pubblica (austroungarica). Tenete d’occhio la Trieste Trasporti, offre anche degli ottimi servizi marittimi. A detta degli utenti dovrebbe intensificare le corse per raggiungere le località dell’altopiano (guardando l’orario concordo con i triestini). Nel 2002 si sono festeggiati i primi cent’anni di questa tramvia.<br />
Fa freddo ed io sono vestito troppo leggero. Ecco il tram. Lascio l’Obelisco e accolto dal tepore della mia carrozza di legno magnificamente restaurata, scendo a Piazza Oberdan godendomi la vertiginosa discesa. Vado a riscaldarmi al <strong>Caffè Tommaseo</strong>, uno dei tanti Caffè storici della città, adiacente alla piazza più bella d’Italia: <strong>Piazza Unità d’Italia</strong>.<br />
Dopo un te caldo ed una generosa fetta di strudel ripercorro mentalmente tutta la strada fatta oggi.<br />
Nel primo pomeriggio sono arrivato all’Autostazione di Trieste, attigua alla monumentale Stazione Ferroviaria. Ho viaggiato a bordo dei bus della SAF e della APT Gorizia. Ho percorso magiche strade statali come la SS.19 e la SS 14. Con autobus di linea sono entrato nella riserva naturale regionale della Foce dell’Isonzo e tutto questo sarà il materiale per prossime puntate della mia rubrica. Oggi mi urge raccontarvi dell’<strong>Autostazione di Trieste</strong> che è un posto ricco di fascino atto ad evocare fortissime suggestioni nei viaggiatori. L’autostazione è ricavata nel magnifico edificio in stile neo-rinascimentale della Stazione Ferroviaria, nella centralissima Piazza della Libertà.<br />
Trieste Centrale, è stato il capolinea della <strong>&#8216;asburgica&#8217;</strong> linea ferroviaria Vienna-Trieste, cioè della Ferrovia Meridionale (Südbahn) e conserva nella sua struttura tutto l’amore dell’Imperatore d’Austria per la città, allora porto franco in Adriatico. Tutt’oggi, all’interno della Stazione si respira un&#8217;atmosfera mitteleuropea, valser di Straus e sacher torte. All’Autostazione è tutto molto più eccitante perché c’è un’atmosfera da film di Emir Kusturica; immaginate l’energia di &#8216;Gatto nero, gatto bianco&#8217; oppure la musica di Goran Bregovic.<br />
Nel <a href="http://www.autostazionetrieste.it/" target="_blank">sito</a> dell’autostazione vengono ben descritte tutte le autolinee che vi fanno base e tutte le destinazioni Extraurbane ed Internazionali che si possono raggiungere.<br />
Sbizzarritevi ad organizzare viaggi in Slovenia, Croazia, Bulgaria, Romania ecc. I monitor alle pareti annunciano destinazioni, il richiamo delle quali è più forte del canto delle sirene di Ulisse.<br />
Ebbene si, l’Autostazione di Trieste è la mia personalissima porta per l’Asia!<br />
Ma quanto sono comodi i tavolini del Tommaseo? Ho sparso tutte le mie carte e raccolgo questi appunti con un sorriso che denota il mio stato d’animo sereno (di certo influenzato dall’enorme quantità di endorfine che il mio corpo ha prodotto oggi), quando un distinto signore che sta uscendo dal locale mi saluta e mi dice: “guarda che è ora”. Non ho neanche il tempo per chiedergli per che cosa è arrivata l’ora che è già fuori. Lo seguo con lo sguardo e vedo che entra in un bel palazzo adiacente al Caffè. Raccatto la mia roba, pago e sono fuori. Mi accorgo che il bel palazzo adiacente al Tommaseo è una chiesa. Entro. Ma va che roba….. mi trovo nella Chiesa di San Nicolò e Santissima Trinità sede della Comunità Greco Orientale di Trieste. Che magnificenza!<br />
Il pensiero va a &#8216;La Gerusalemme Perduta&#8217;, imperdibile reportage del triestino Paolo Rumiz. Sono in estasi ma debbo andare perché sono atteso ad Udine per cena. Il mio treno regionale è pronto sul binario. Parto!</p>
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		<title>Ancona, il monte Conero e la spiaggia delle due sorelle</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Jan 2012 16:18:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.paolomerlini.buzzsolutions.it/wp-content/uploads/2012/01/spiaggia_due_sorelle_2.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-1381" title="spiaggia_due_sorelle_2" src="http://www.paolomerlini.buzzsolutions.it/wp-content/uploads/2012/01/spiaggia_due_sorelle_2-180x180.jpg" alt="" width="180" height="180" /></a>&#8220;<em>Rispetto all’Oriente vi sono ‘luoghi’ che io chiamo ‘di Passaggio’, nel senso che per andare con cognizione di causa su quelle lontane Vie è meglio passare prima per quelle più vicine a noi. Si comincia a conoscere usi, costumi, lingue, libertà e divieti, persino la cucina, e il loro modificarsi o evolversi di zona in zona. I miei ‘Luoghi di Passaggio’ li ho visitati per oltre trent’anni, studiandoli, cercando di capirli e innamorandomene a poco a poco</em>.&#8221;<br />
Mario Biondi, Strada Bianca per i Monti del Cielo, Ponte alle Grazie</p>
<p><span id="more-1379"></span></p>
<p>Ho sempre amato il capoluogo della mia regione. <strong>Ancona</strong> sin da bambino è stata una meta agognata. A un’ora da casa c’era quel grande porto in pieno centro città da dove partivano quotidianamente (e partono ancora) tutti i traghetti per la Grecia e per l’allora Jugoslavia. A bordo del treno regionale che questa mattina mi sta portando nella città dorica inseguo il vagolare dei miei pensieri. Sto viaggiando nella stessa direzione di quegli antichi marinai greci (dori) che, provenienti da Siracusa, fondarono la città nel 387 a.C.<br />
Meta di oggi è la <strong>spiaggia delle due sorelle</strong>, forse la più bella spiaggia all’interno del <a href="http://www.parcodelconero.com/" target="_blank">Parco Regionale del Conero</a>.<br />
Sollecitato dalle pagine di <em>Wikipedia</em> provo ad immaginare lo stupore dei naviganti nell’avvistamento del <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Monte_Conero" target="_blank"><strong>Conero</strong></a>: “unico tratto di costa rocciosa calcarea da Trieste al Gargano, spezza la lineare e sabbiosa costa adriatica in due tratti con orientamento diverso, meritando per questo motivo l&#8217;appellativo di &#8216;gomito d&#8217;Italia&#8217;, condiviso anche dalla città di Ancona, che sorge su di esso”.<br />
I dori rendendosi conto della particolarità delle pendici nord del <strong>monte</strong>, costituite da un’ampia e riparata insenatura, fondarono, in questa sorta di porto naturale, la città di <em>Ankon</em> che in greco significa &#8216;gomito&#8217;.</p>
<p><a href="http://www.paolomerlini.buzzsolutions.it/wp-content/uploads/2012/01/monte_conero.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1389" title="monte_conero" src="http://www.paolomerlini.buzzsolutions.it/wp-content/uploads/2012/01/monte_conero-180x180.jpg" alt="" width="180" height="180" /></a></p>
<p>Tante e bellissime sono le <strong>spiagge del Conero</strong>: Mezzavalle, Portonovo, La Vela, Dei Gabbiani, Sassi Neri ecc. Io ho scelto di andare alla spiaggia delle due sorelle un po’ perché non ci sono mai stato, e un po’ perché sono incuriosito dal servizio pubblico di traghetti che d’estate rende facile la vita ai turisti. Infatti conto di raggiungere la spiaggia grazie alle motonavi della società <a href="http://www.traghettatoridelconero.it/" target="_blank">Traghettatori del Conero</a>.<br />
Al binario 1 della stazione ferroviaria, presso la fornitissima tabaccheria &#8216;Santarelli Dina&#8217; acquisto il <strong>biglietto</strong> di sola andata per Numana: 2 euro e 10 cents. Guardo il mio titolo di viaggio; è un biglietto dell’<a href="http://www.atmaancona.it/" target="_blank">ATMA</a>, Azienda Trasporti e Mobilità di Ancona e Provincia.<br />
L’<strong>ATMA</strong> raggruppa la storica <em>Conerobus</em> (prevalentemente operante nella città di Ancona) e tutte le autolinee che fanno servizio nel territorio della provincia. Sto parlando dei nomi che hanno fatto la mobilità pubblica in questa zona: Bramucci, Bucci, Contram, Crognaletti, Reni, Sacsa, Tiberi, Vitali, Fabbri e Cooperativa Autotrasporti Sassoferrato.<br />
Esco dalla stazione e faccio 4 passi sulla sinistra dove trovo la fermata della Reni che collega il capoluogo con Sirolo, Numana, giù fino a Loreto.<br />
Mentre ragiono sul fatto che la fermata delle <a href="http://www.anconarenibus.it/" target="_blank"><strong>Autolinee Reni</strong></a> che vanno verso sud è la stessa delle Autolinee Bucci Senigallia che collegano il capoluogo con Senigallia (detta &#8216;la spiaggia di velluto&#8217;) a nord, ecco che arriva il mio bus delle 7.45 per Numana.<br />
Oblitero il biglietto e trovo posto sul mezzo nuovo, pulito e perfettamente climatizzato. Ad <strong>Ancona</strong> il capolinea dei bus è nella centralissima Piazza Cavour, da dove partono i mezzi che nella quasi totalità dei casi transitano per la stazione ferroviaria lasciando poi la città per le varie destinazioni. Anche il mio bus viene da Piazza Cavour. Eccezionale: nell’orario estivo della Reni conto 19 corse giornaliere feriali di andata e ritorno 5 delle quali, dopo Marcelli di Numana proseguono per Porto Recanati e Loreto. Sono felice che la mia regione abbia una linea così democratica, economica e frequente per accedere alle bellezze del Conero.</p>
<p><a href="http://www.paolomerlini.buzzsolutions.it/wp-content/uploads/2012/01/conero.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1390" title="conero" src="http://www.paolomerlini.buzzsolutions.it/wp-content/uploads/2012/01/conero-180x180.jpg" alt="" width="180" height="180" /></a></p>
<p>Il bus lascia il centro e va per Passo Varano da dove prosegue per Camerano. È una bellissima giornata d’estate ed il <strong>panorama</strong> del quale godo dal mio finestrino è assolutamente inebriante. Pian piano che saliamo sul monte Conero (572 metri d’altezza), il cielo turchino si fonde all’orizzonte col mare blu ma il colore predominante è il giallo esplosivo delle colline coltivate a girasoli. Sul mio bus ci sono assonnati lavoratori stagionali delle tante strutture alberghiere della zona e solo io, in estasi, contemplo il panorama come se pregassi.<br />
Dopo Poggio passiamo nella bella Sirolo detta a ragione &#8220;il gioiello della riviera del Conero&#8221;. La fermata è ai margini del centro storico, in prossimità del piazza centrale dalla quale si gode uno dei panorami più belli d’Italia. Potrei scendere ad una delle varie spiagge di Sirolo (è comodo raggiungere la spiaggia dei Sassi Neri a piedi tramite il sentiero che parte dal cittadino Parco della Repubblica o con il bus navetta dal municipio) ma continuo per Numana ed in particolare scendo al porto. Dalla fermata del mio bus già si vede la biglietteria della &#8216;<strong>Traghettatori del Conero</strong>&#8216;. C’è un po’ di fila ma in poco tempo, per 20 euro, compro il biglietto andata e ritorno per la spiaggia.<br />
Mentre, a torto, rimugino sul fatto che 20 euro per fare pochi minuti di traversata sono una tariffa salata, mi colpisce il vecchio cantiere navale che è vicino alla biglietteria, assediato dal parcheggio per le auto. È la tana di uno degli ultimi maestri d’ascia della zona: Aldo Jurini dell’omonimo cantiere navale fondato nel 1925 dal padre Pasquale. Non resisto ed entro a fare due chiacchiere e qualche foto. Aldo parla per quattro ed io pure, morale: rischio di perdere la mia motonave delle 9.30. Salgo a bordo per ultimo e trovo posto a prua. Il natante salpa ed io finalmente guardo il Conero dal mare come fecero i marinai dori di cui sopra. Quanta <strong>magnificenza</strong> in questa montagna di roccia bianca sovrastata da grandi boschi di macchia mediterranea.</p>
<p><a href="http://www.paolomerlini.buzzsolutions.it/wp-content/uploads/2012/01/spiaggia_due_sorelle.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1388" title="spiaggia_due_sorelle" src="http://www.paolomerlini.buzzsolutions.it/wp-content/uploads/2012/01/spiaggia_due_sorelle-180x180.jpg" alt="" width="180" height="180" /></a></p>
<p>Il viaggio non è così breve come pensavo (più di 30 minuti) e il capitano ci illustra le <strong>bellezze naturali</strong> che possiamo ammirare a poche miglia dalla costa. C’è un po’ di maretta ma non me ne curo. Ad un certo punto la barca inizia la manovra di avvicinamento al corridoio di lancio e poi procede con l’approdo direttamente sui ciottoli della spiaggia per far scendere tutti i passeggeri usando le scalette a mo’ di tigri della Malesia. Sono inebetito da tanta bellezza così vicina a casa mia. Il mare color cobalto immediatamente mi risucchia per una bagno che durerà molto a lungo.<br />
Non riesco a capacitarmi di tanta bellezza: le <strong>rocce bianche</strong> che sprofondano nel mare, l’insenatura con l’acqua calma dove nuotare, il profumo dei corbezzoli e delle piante aromatiche sulle alture che si fonde col respiro del mare. Nuoto lentamente immerso in tutta questa natura a portata di mano. Dal mare mi metto a fissare la gente sulla battigia: non ce n’è uno con lo sguardo imbronciato o stressato. Tutti sorridono e sembrano vivere un momento di felicità ed armonia… Potenza terapeutica della prorompente bellezza di questo luogo…</p>
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		<title>Vagabondo in Engadina</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Jan 2012 15:47:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff0000;"><em><img class="alignright size-thumbnail wp-image-1154" title="lago_poschiavo" src="http://www.paolomerlini.buzzsolutions.it/wp-content/uploads/2012/01/lago_poschiavo-200x200.jpg" alt="" width="200" height="200" /><span style="color: #000000;">&#8220;</span></em><span style="color: #000080;"><span style="color: #000000;">Mi ricordo da bambino, di aver letto o di aver sentito le parole &#8216;The Great Divide&#8217; cioè il Grande Spartiacque, che è poi la voce americana per indicare le Montagne Rocciose. (…) Le Montagne Rocciose sono troppo grandi, troppo lunghe, troppo importanti, per essere imponenti. (…) Le avevo oltrepassate, quando vidi il cartello, mi fermai, feci marcia indietro, scesi e mi misi sopra a cavalcioni. Faccia a sud. Mi fece una strana impressione il pensiero che la pioggia cadutami sul piede destro dovesse finire nell’Oceano Pacifico, mentre quella sul piede sinistro avrebbe trovato il modo, dopo innumerevoli miglia, di finire nell’Oceano Atlantico.&#8221;  (John Steinbeck &#8211; In Viaggio con Charley)</span><br />
<span id="more-1148"></span></span></span></p>
</blockquote>
<div id="attachment_1151" class="wp-caption alignright" style="width: 360px"><img class="size-medium wp-image-1151" title="stazione_tirano" src="http://www.paolomerlini.buzzsolutions.it/wp-content/uploads/2012/01/stazione_tirano-350x262.jpg" alt="" width="350" height="262" /><p class="wp-caption-text">Tirano (So): stazione del Bernina Express</p></div>
<div id="attachment_1156" class="wp-caption alignright" style="width: 360px"><img class="size-medium wp-image-1156" title="autopostale_chiavenna" src="http://www.paolomerlini.buzzsolutions.it/wp-content/uploads/2012/01/autopostale_chiavenna-350x262.jpg" alt="" width="350" height="262" /><p class="wp-caption-text">L&#39;autopostale per Chiavenna</p></div>
<p style="text-align: justify;">È un limpido pomeriggio di inizio primavera e sono in Svizzera sulla Strada Nazionale n°3 esattamente al  <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Passo_del_Maloja" target="_blank"><strong>Passo del Maloja</strong></a> (1.815 m.s.l.m.).<br />
L’autopostale numero 4 che da <strong>Sankt Moritz</strong> mi ha portato fino a qui, fa una pausa di 10 minuti prima di lasciare l’Engadina e &#8216;gettarsi&#8217; in Valchiavenna/Val Bregaglia. Scendo dal bus per fiutare l’aria. Mentre inalo tutti i profumi della primavera in quota, parte la moviola del viaggio.<br />
La notte scorsa ho dormito a Milano dopo un breve passaggio alle <strong>Cantine Isola</strong> (celebre enoteca in via Paolo Sarpi, 30) e questa mattina è stato il treno regionale delle 6.20 a portarmi a Tirano (SO). Non sono solo, viaggiano con me il fido Mau, che quando il treno è entrato in alta Valtellina è andato in estasi alla vista dei terrazzamenti di chiavennasca, e Orfeo Pagnani, l’amico ed editore della casa editrice romana <em>Exòrma</em>. A Tirano la stazione ferroviaria di <em>Trenitalia</em> ha un sottopassaggio che la collega con l’autostazione sul retro. Qui transitano prevalentemente i mezzi dell’ <a href="http://www.busperego.com/" target="_blank">Automobilistica Perego</a>.<br />
Di fronte alla stazione di <em>Trenitalia</em> c’è la stazione della RhB cioè della  <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ferrovia_Retica" target="_blank">Ferrovia Retica</a>. Questa stazione RhB è il capolinea del famoso  <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Bernina_Express" target="_blank">Bernina Express</a>.<br />
Alla biglietteria, ti rendi conto che gli svizzeri non scherzano, se non altro quando si parla di mobilità pubblica. La gentile bigliettaia dalla impeccabile divisa linda e pinta, non si scompone molto quando chiediamo 3 biglietti di sola andata per Sankt Moritz. Con molto <em>savoir faire</em> ci chiede che gita intendiamo fare e scoperto che abbiamo in programma di rientrare in Italia con l’<strong>autopostale per Chiavenna</strong>, si offre di emettere l’intero biglietto treno+autobus. Non mi sorprendo poi molto dal momento che il concetto di &#8216;intermodalità&#8217; lo hanno inventato alle loro latitudini. Sono anni che letteralmente &#8216;sbavo&#8217; consultando i siti delle  <a href="http://www.rhb.ch/index.php?id=1643?&amp;L=1" target="_blank">Ferrovie Svizzere</a> e dell’ <a href="http://www.autopostale.ch/" target="_blank">Autopostale</a>.<br />
Morale: 41 euro è il costo a persona per il Bernina Express da Tirano a Sankt Moritz unitamente al biglietto del bus da Sankt Moritz a Chiavenna.<br />
Il nostro <strong>trenino rosso del Bernina</strong> è composto da almeno 10 carrozze costruite in anni differenti. In testa ci sono le 2 carrozze di ultima generazione ed è li che prendiamo posto. Conosco questa linea chilometro per chilometro ma questa è la prima volta che sono a bordo di questo  <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Bernina_Express" target="_blank">treno</a>.<br />
Ho studiato tutto sulla  <a href="http://www.ibs.it/code/9788886711371/valli-laura/trenino-rosso-del.html" target="_blank">guida</a> ma mentre risaliamo la  <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Val_Poschiavo" target="_blank"><strong>Val Poschiavo</strong></a>, la magia della montagna mi rapisce. Il treno mi porta su e poi ancora su…<br />
Al viadotto elicoidale di Brusio ho un sussulto di gioia; tutte le montagne si specchiano nel <strong>Lago di Poschiavo</strong> costeggiato dalla linea ferroviaria prima di iniziare la salita vera. Pian piano che prendiamo quota inizia la neve che è ancora molto abbondante. Il treno sale senza l’ausilio della cremagliera a una velocità bassa ma costante che permette di godere del paesaggio come di un film su maxischermo. Alp Grum a 2.091 metri sul livello del mare e poi l’Ospizio Bernina che, a quota 2.253, è il punto più alto toccato dalla strada ferrata. Il Lago Bianco ed il Lago Nero sono ghiacciati e coperti da tanta neve fresca.<br />
Questo è un punto importantissimo per tutti i <strong>Vagabondi del Dharma</strong> perché, come dice la mia guida: “Al termine del Lago Bianco arriviamo al confine tra la Valle di Poschiavo e quella del Bernina. Un cartello giallo, ben visibile sulla nostra sinistra, segnala lo spartiacque tra il bacino dell’Adriatico e quello del Mar Nero. Il lago che ben vediamo da questa posizione, viene chiamato Lago Nero (in romancio Lej Nair). Le sue acque, limpidissime, che lasciano intravedere il fondo scuro, hanno riflessi di colorazione nera e, dopo essere confluite prima nell’Inn, attraverso l’Ova Bernina, e poi nel Danubio, sfociano nel Mar Nero”.<br />
Oggi i laghi non si vedono perché ghiacciati e ricoperti da un abbondante strato di neve fresca. Siamo in <strong>Engadina</strong>! Inizia la discesa.<br />
La ferrovia torna a costeggiare la strada che scende dal  <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Passo_del_Bernina" target="_blank"><strong>Passo del Bernina</strong></a>. La stazione di Bernina Lagalb e subito dopo la stazione di Bernina Diavolezza, sono alla base delle  <a href="http://www.engadin.stmoritz.ch/winter/it/attivita/sport/sci-snowboard/diavolezza/" target="_blank">2 famose funivie</a>. Poi ecco la stazione di Morteratsch dalla quale, in 30 minuti (nella bella stagione) si raggiunge l’omonimo  <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ghiacciaio_del_Morteratsch" target="_blank">ghiacciaio</a>.<br />
E che vi debbo dire di più? Sono in estasi…<br />
Alla Stazione di Pontresina, scendiamo e raggiungiamo <strong>St. Moritz</strong> <em>pedibus calcantibus</em> approfittando del bellissimo sentiero nel bosco dove l’ultima neve di marzo ancora regge. Per quelli che volessero soggiornare qui, segnalo il nuovissimo  <a href="http://www.pontresina.ch/it/inverno/urlaub-infos-de/unterkunft/jugendherberge.html" target="_blank">ostello della gioventù di Pontresina</a>, moderna struttura di fronte alla stazione.<br />
Alle 12.00, mentre tutti i campanili della zona annunciano l’ora di pranzo con uno scampanìo cacofonico, ci incamminiamo e solo intorno alle 14.00, dopo aver costeggiato a lungo il   <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Lago_di_Sankt_Moritz" target="_blank"><strong>Lago di St. Moritz</strong></a>  arriviamo in centro città concedendoci una fetta di torta da  <a href="http://www.hotelhauser.ch/en/hauser-st-moritz/home.html" target="_blank"><em>Hauser</em></a>.<br />
Alle 15.10, dal piazzale antistante alla stazione ferroviaria, ecco il nostro bellissimo auto postale numero 4 per Chiavenna che silenzioso ed ecologico alle 15.43 ha raggiunto il passo dove sta facendo una sosta di 10 minuti. Rileggendo i miei appunti sul <strong>Passo della Maloja</strong>, mi capacito che sono ancora sul confine tra il bacino del Mar Mediterraneo, nel quale confluiscono le acque che scendono con il fiume Mera dalla Val Bregaglia, e il bacino del Mar Nero, verso cui dirigono le acque del fiume Inn, attraversando l’Engadina. Caccio dalla borsa il bellissimo libro di John Steinbek <em>In Viaggio con Charley</em> che magicamente si apre sul periodo riportato in apertura.<br />
Si riparte e saranno un po’ di tornanti a farci perdere velocemente quota. Poi una lunga sequela di  pittoreschi paesini della  <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Val_Bregaglia" target="_blank"><strong>Val Bregaglia</strong></a> prima di passare la Dogana e guadagnare il centro città di Chiavenna. Prima di arrivare alla stazione ferroviaria di Chiavenna, mi casca l’occhio sulla strada che si avvia al <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Passo_dello_Spluga" target="_blank">Passo dello Spluga </a>. All’imbocco, un grosso cartello verde segnala che il passo è chiuso nei mesi invernali. Poco male, perché nei mesi estivi è raggiungibile con i comodi mezzi della  <a href="http://www.stps.it/" target="_blank">STPS di Sondrio</a>.<br />
Fatevi un nodo al fazzoletto.</p>
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